1999, terracotta a tecnica Raku e polimetilmetacrilato, cm 120x120x4, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS, Ferrara

Questo progetto nasce dall’elaborazione dell’avvenimento chiamato Shoà che ha continuato, negli anni, a generare nella mia coscienza di artista, donna, figlia e madre ebrea, visioni ed idee. La scultura s’intitola “Che la memoria di ciò che è stato si fonda con la materia che ospita il nostro pensiero”. Come il titolo suggerisce, anzi impone, si tratta di un invito a non dimenticare ispirato dalle celebri parole di Primo Levi

“…Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli……”

Ho inteso visualizzare l’imperativo morale “non dimenticare” affinché ciò che è avvenuto non si possa più ripetere in nessun angolo del mondo. Che si fonda, quindi, il ricordo della Shoà con la materia dei nostri cervelli, leghiamolo inestricabilmente alla nostra memoria, ai nostri neuroni, come se l’avessimo vissuto in prima persona, noi, che apparteniamo a generazioni nate dopo la fine della guerra e tutte le future generazioni.

La fila ha il compito di ricordare visivamente l’unicità dello sterminio nazista, la sua meticolosa organizzazione che prevedeva una modalità ordinata ed efficiente di annientamento della natura umana. La texture delle figure umane è formata da testo ebraico in rilievo. Il testo, ripreso dalle preghiere del giorno di Kippur, è la richiesta al Signore di una vita serena pacifica e sicura per il popolo ebraico.

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