
Monumento in ricordo dei cittadini ebrei deportati ed assassinati negli anni 1943-1945. 2004, 70x230x60 cm, bronzo, Cimitero di Bolzano.
Questo monumento, voluto dalla Comunità Ebraica di Merano e realizzato anche grazie ad una sottoscrizione pubblica, è in ricordo dei cittadini ebrei altoatesini deportati ed uccisi durante la seconda guerra mondiale.
In particolare si sono volute ricordare le tre bambine, fra le più giovani vittime italiane Aida Eminente, Olimpia Carpi ed Elena De Salvo rispettivamente di uno, tre e sei anni. Il monumento si compone di due prismi, a sezione triangolare, collocati verticalmente l’uno sopra all’altro e ruotati di 60° per formare, se osservati dall’alto, una perfetta stella di David. Il prisma superiore, realizzato in bronzo, reca su ogni faccia tre tavole, ogni tavola raffigura file di persone, sagome umane stilizzate, le vittime, in attesa o in marcia.
La fila ha il compito di ricordare visivamente l’unicità dello sterminio nazista, la sua meticolosa organizzazione che prevedeva una modalità ordinata ed efficiente di annientamento della natura umana. La tavola centrale di ogni faccia reca l’immagine di una bambina, in ricordo delle vittime più giovani.
La texture delle figure umane è formata da testo ebraico in rilievo. Il testo, ripreso dalle preghiere del giorno di Kippur, è la richiesta al Signore di una vita serena pacifica e sicura per il popolo ebraico. L’intero prisma è avviluppato da un reticolo di cellule neuronali che, in alcuni punti si saldano con il bassorilievo sottostante. Le cellule neuronali sono realizzate in bronzo lucido e liscio, non recano cioè alcuna texture. Quest’assenza di connotazione etnica o culturale indica che è nella memoria e nella coscienza di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua nazionalità o religione o etnia, che si deve operare la fusione indicata nel titolo perché ciò che è stato non si ripeta mai più.
La scultura è sistemata sulla sommità di una collinetta artificiale a pianta circolare e si raggiunge tramite un sentiero a forma di spirale che ha un duplice significato. Da un lato permette un avvicinamento graduale alla scultura che a mano a mano rivela i suoi dettagli: inizialmente il contrasto bronzo lucido/bronzo patinato e la forma ramificata che avvolge le tavole, poi le figure umane disposte in fila, infine la texture formata dalle lettere in rilievo che racchiudono un messaggio di speranza e ricordano il legame inscindibile fra il popolo ebraico ed il suo libro. Dall’altro ricorda la spirale della violenza subita dagli ebrei durante le persecuzioni, iniziata con la perdita dei diritti civili per finire con l’annientamento. La spirale suggerisce la gradualità di una stretta progressiva che, lasciando increduli i protagonisti stessi, conduceva le vittime allo sterminio, spesso senza che queste ultime ne avessero piena coscienza.
All’inizio del sentiero una lapide bilingue reca i nomi e le età dei 99 ebrei deportati ed uccisi alla cui eterna memoria il monumento è dedicato.
LATO EST
LATO SUD/OVEST
LATO NORD/OVEST